Google Plus ha chiuso: ne sentiremo la mancanza?

Ad una settimana dalla chiusura del social network di Google, possiamo tirare le somme su una piattaforma che ci ha fatto sognare, ma che ben presto è finita nel dimenticatoio.

Era il lontano 2011 quando Google annunciò il suo primo social network ben strutturato. Google Plus si è subito posizionato nel mercato social acquistando una grande fetta di mercato: la sua crescita, nei primi mesi di vita, fu eccezionale e senza precedenti. Peccato che questa crescita era viziata dal fatto che Google, per utilizzare i vari servizi, aveva deciso di utilizzare il social network come hub. Per capirci: se dovevi utilizzare YouTube, avevi bisogno di un account Google Plus. Inutile dire che gli utenti non presero bene questa decisione e il social divenne bersaglio di aspre critiche.

La prima versione di Google Plus. Image credit: blogs.reuters.com

Nonostante ciò, quello che Google Plus portò nel mercato fu una piccola rivoluzione. Il social network era basato su alcuni servizi interessanti che poi vennero ripresi dalla concorrenza. La prima novità assoluta erano le cosiddette “circles”, ovvero un sistema di raggruppamento dei contatti, per gestire la condivisione dei contenuti (poi riprese da Facebook dopo qualche mese). Altra carta vincente del social network era la multimedialità: esisteva la possibilità di videochiamarsi in gruppo nei cosiddetti “hangouts” da cui poi nacque l’omonima applicazione di messaggistica. Inoltre, in chat, esisteva anche la possibilità di scambiare dei files con i propri contatti.

Nel tempo, nonostante alcune ulteriori novità come ad esempio la nascita delle community e delle raccolte (raccoglitori tematici per i post di un profilo) l’appeal del social network è decisamente calato, tanto da essere indicato dal New York Times come “città fantasma”. Nell’ultimo periodo di vita del social network coesistevano due anime principali: esisteva il Google Plus delle community piene di quarantenni/cinquantenni che condividono gattini (KAFFééééé!!1!1) e donne succinte e, soprattutto, esisteva il Google Plus degli sviluppatori, delle aziende e dello scambio di informazioni tra persone competenti sui più disparati temi.

Una delle ultime versioni di Google Plus. Image Credit: www.droid-life.com

Dopo la scoperta di una grave falla di sicurezza, Google ha deciso che il gioco non valeva la candela e ha deciso di chiudere la versione consumer del social network.

Facciamo anche una considerazione fondamentale, ovvero che Google è una grande azienda che si comporta come una start-up di ricerca: a Mountain View puntano su un progetto innovativo e non sono molto stringenti sulla convenienza. Chi segue da un po’ il comportamento di Big G lo sa: sono moltissimi i servizi e le app che sono nati e ben presto morti o ancora che hanno cambiato forma o target. In effetti Google Plus non è morto: in realtà continua a vivere nell’ambiente business nella G-Suite e se vogliamo essere romantici continua a vivere in Google Hangout (anche questo servizio in via di razionalizzazione) e in Google Foto.

Per concludere, dire che Google Plus sia stato un fallimento è vero in parte.
È stato piuttosto un’esperienza dalla quale Google ha ripreso le componenti positive e sono convinto che non sarà l’ultimo servizio ad avere una vita del genere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *